A TE E FAMIGLIA

Fringe Mi Festival 2022

di e con Angelo Campolo e Giulia Drogo

con Angelo Campolo

musiche di: Giorgia Pietribiasi

scene: Giulia Drogo

segreteria di produzione: Mariagrazia Coco

una produzione: compagnia DAF

Angelo Campolo, con la sua leggera, profonda ironia, riflette sui rapporti familiari, su quanto condizionino, spesso inconsapevolmente, le nostre vite. La scrittura di Campolo, che muove da elementi autobiografici per poi scandagliare a fondo la nostra società, aveva già affascinato il pubblico del Nolo Fringe Festival 2019 che gli aveva assegnato il primo premio per il suo STAY HUNGRY – Indagine di un affamato, replicato poi con successo in tutta Italia. Il punto di partenza di “A te e famiglia” sono le storie e gli incontri realmente avvenuti nel suo lavoro con i ragazzi del programma educativo “Liberi di Scegliere” promosso dal giudice Roberto Di Bella.

Note di regia 
Il titolo “A te e famiglia” è un rimando ironico ad una frase di circostanza che, specie durante i periodi festivi, pronunciamo quasi in automatico senza accorgercene. Lo spettacolo è la storia del mio viaggio personale a contatto con storie che hanno per protagonisti, diretti o indiretti, degli adolescenti autori di reati. Non ragazzi carcerati, ma che si trovano in un percorso di messa alla prova, sostenuto dai servizi sociali. 
Il punto di osservazione, attraverso cui racconto, è l’occasione data dai progetti teatrali realizzati con la nostra compagnia DAF che negli anni hanno incrociato il protocollo “Liberi di Scegliere” promosso dal giudice Roberto Di Bella, attuale presidente del tribunale minorile di Catania, ovvero l’idea di offrire a dei ragazzi segnati da contesti
familiari criminali la possibilità di sperimentare e conoscere realtà diverse. Questo incontro non è mai a “senso unico”, ma offre un’occasione di conoscenza anche a chi educa. 


Il pubblico prosegue insieme a me un processo di scoperta ancora vivo, non solo perché fa riferimento a recenti esperienze, ma perché tenta di mettere in luce la necessità, non dico di riscrivere i confini tra giusto e sbagliato, ma almeno di provare a raccontarli in modo diverso. 
Catania, in questo senso, è una città simbolo, segnata da un alto tasso di criminalità e dispersione scolastica, ma comunque attraversata dal suo proverbiale “spirito di iniziativa e impresa”, come dimostrano la vitalità dei ragazzi che incontro che non hanno nulla dell’immaginate stereotipata dei criminali o dei ragazzi perduti. Anzi. Tutto il contrario.  Il dramma ed il conflitto sembrano più appartenere ad un mondo educativo spesso lasciato a operare senza mezzi e con troppe poche risorse.

 

In particolare, mi soffermo sulla figura di un’educatrice, Teresa, ispirata a diverse donne incontrate negli anni, che offre tutta sé stessa, con generosità, al proprio lavoro, diventando “mamma” di tanti ragazzi, ma che paradossalmente finisce per smarrire il rapporto con il proprio figlio. Questo la porta a voler mettere in luce i tanti casi di giovani mamme che subiscono la propria condizione di maternità, spesso imposta come atto coercitivo da parte di un contesto criminale e non solo, che le vuole tenere incatenate a sé.  Per fortuna molte di loro, soprattutto negli ultimi anni, riescono a resistere e trovare la strada del riscatto. “Liberi di Scegliere”, a tal proposito, nasce proprio per volontà di una madre che trova la forza per chiedere aiuto alle
istituzioni e liberare il figlio da un destino segnato.

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