STAY HUNGRY

*Vincitore del premio INBOX 2020  *Vincitore del Nolo Milano FRINGE FESTIVAL 2019
*Progetto Vincitore del bando SILLUMINA NUOVE OPERE di SIAE E MIBACT

di e con Angelo Campolo

ideazione scenica: Giulia Drogo

assistente alla regia: Antonio Previti

direzione tecnica: Maria Virzì

segreteria di produzione: Mariagrazia Coco

una produzione: compagnia DAF

Un racconto potente che nasce dall’esperienza personale e quotidiana dell’incontro e dell’ascolto con l’altro. Angelo Campolo ci conduce nei suoi laboratori in riva allo Stretto dove, attraverso il suo personale approccio creativo, l'incontro con un gruppo di giovani migranti segna l'inizio di un'avventura speciale.

Il gioco del teatro si trasforma in uno strumento per leggere il presente ed affrontare la vita.

La compilazione di un ennesimo bando a tema sociale diventa il pretesto per il racconto aperto al pubblico dell’avventura di Angelo, attore e regista messinese, diviso tra Milano e Messina, impegnato in un percorso di ricerca teatrale nei centri di accoglienza in riva allo stretto. Il monito di Steve Jobs, “Stay Hungry”, risuona in chiave beffarda nel caleidoscopio di storie umane, da Nord a Sud, che attraversano i ricordi di questa autobiografia, in cui vittime e carnefici si confondono,  bene e male sono divisi da confini incerti e tutti i personaggi sono segnati, ciascuno a suo modo, da una “fame” di amore e conoscenza, in un tempo di vuoti che diventano voragini. 

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Il racconto di un’Italia che schizofrenicamente ha aperto e poi richiuso le porte dell’accoglienza, lasciando per strada storie, sogni, progetti, relazioni umane avviate al grido (eccessivamente entusiastico) di Integrazione. Nel racconto di Angelo, teatranti e migranti si ritrovano insieme, sempre con minor occasione di colmare la propria fame di vita e di senso in una società come la nostra, ritrovando nel gioco del teatro un’arma inaspettata per affrontare la vita.

 

L'ideazione scenica curata da Giulia Drogo prevede un impianto semplice, come richiesto dallo spettacolo che deve adattarsi in diverse tipologie di spazi.  La scena, idealmente divisa in due sezioni, prevede sul fondo un'area di ricerca (tavolo, computer, microfoni, schermo sul quale proiettare il materiale richiesto dal bando che scandisce i capitoli della narrazione) e davanti, in proscenio, a contatto con gli spettatori, lo spazio/laboratorio dedicato al racconto, lì dove i numeri e le fredde categorie burocratiche si traducono in anime, volti, storie, nomi, rivissuti da Angelo in un dialogo confidenziale e appassionato con il pubblico.

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RECENSIONI

“È un teatro che scava dentro la vita e viceversa quello di Angelo Campolo. Il suo spettacolo «Stay Hungry» sta girando l’Italia con grande successo. Il pubblico ne viene scosso e ammaliato”.

Luca Bergamin, Corriere della Sera

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“Non c'è mai retorica o pietismo in quello che racconta. La sua testimonianza, appassionata e dolente, rende tutto vero e plausibile”.

Mario Bianchi, Hystrio

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"Un testo pregnante e sentito, asciutto e toccante".

Luciano Ugge, Persinsala

"E se alla fine, sull’applauso, scappa anche una lacrima è perché il teatro è compartecipazione ed empatia. Un gioiello da ospitare in tutti i teatri italiani".

Simona Frigerio, In the net

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“Un monologo densissimo dove ironia e sarcasmo si confondono col dramma delle storie dei giovani migranti. talvolta impossibili da rendere a parole, tenuto insieme da una riflessione profonda sul tema della fame, di successo, di libertà o, semplicemente, di sopravvivenza che appartiene ai migranti così come agli abitanti dell’opulento occidente”.

Elisabetta Reale, Klpteatro

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“Che strano questo straniero in patria, che attraverso le vite di altri stranieri, ci strania e ci fa capire come facilmente ci si possa sentire estranei dappertutto, disgiunti da qualsiasi cosa, quando quello che hai alle spalle è passato e il futuro non arriva a dar fiato”.

 Renzo Francabandera, Paneacquaculture

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"Stay hungry, che poteva rischiare di risolversi in una nobile ma scontata perorazione sulla fame del mondo, rivela invece un sorprendente spessore drammaturgico. La parola si fa carne e l’autenticità del racconto in prima persona di Angelo Campolo diventa una bruciante denuncia della colpevole impotenza, o dell’incapacità, da parte della cosiddetta società civile – cioè di noi tutti – di intervenire nella sofferenza endemica del Sud del mondo".

Claudio Facchinelli, Agitateatro.it

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“Uno spettacolo diventato in brevissimo tempo un cult a livello nazionale nell’ambito del teatro civile”.

Roberto Rinaldi, Rumor(s)cena

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"Non è il solito spettacolo sulla vita dei migranti. È un dramma eseguito con pudore e delicatezza intelligente".

Vincenza Di Vita, Ateatro

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"È come se lo spettatore si affacciasse sul cortile in cui è ambientata la storia e osservasse qualche stralcio di quello che accade al suo interno. La morale, se c’è, è riassunta nella storia di Ibrahim, un ragazzo immigrato che ha raggiunto l’Italia non per sfuggire alla guerra ma per una battaglia personale: forse tutti dovremmo sforzarci di guardare oltre e di riconoscere che la verità non è mai assoluta".

Benedetta Colasanti, Corriere Spettacolo

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“Dopo "Vento da Sud Est" e con le esperienze maturate con quei giovani del Mali, Campolo scrive un testo, sotto forma di monologo autobiografico, per lasciare un segno indelebile d’una esperienza che certamente lo ha fortificato e rigenerato”.

Gigi Giacobbe, Sipario

Teatranti e migranti si ritrovano insieme scoprendo nel gioco del teatro un’arma inaspettata per affrontare la vita.

 Vincenzo Bonaventura, Gazzetta del Sud